mercoledì 29 luglio 2015

E' MORTO SEBASTIANO VASSALLI



E’ morto Sebastiano Vassalli. Mi aspettavo che il blog deputato a guidare la nostra cultura di provincia non solo lo segnalasse ma anche ci spiegasse l’autore della Chimera,Del Cigno e di tanti titoli di interventi sui quotidiani. Ma mentre sapevo che la cultura non va in pensione non sapevo che potesse andare in ferie a “comando”. E’ una estate strana. Avremo per la prima volta una Dimostranza tutta al femminile dove corrono seri dubbi se san Ciro sarà interpretato da una consorella o da un confrate. Per fortuna questa Dimostranza salverà dalla “frustrazione” buona parte delle nostre donne, ecco perché sarà al femminile. Stiamo seppellendo nel silenzio l’evento del secolo : la scoperta che il Signor Bonaventura risiedesse a Marineo. Qui ci aspettavamo la “predica” ,ma quanto durano le sue vacanze ?, del nostro esperto che non sappiamo se per omonimia o per “grazia ricevuta” non ha dedicato nemmeno un rigo al fatto che lo ha fatto “gridare” per mezzo secolo… Dai dicci qualcosa… Non lasciarci al buio… E’ morto Sebastiano Vassalli. Stavo brigando come portarlo a Marineo all’Hyde Park e malgrado avessi superato l’ostacolo dell’Immobiliare San Ciro (figurati se qualcuno di loro sa chi fosse il Vassalli…) mi sono chiesto : cui prodest ? A Marineo ho regalato una dozzine di copie del suo Il Cigno, malgrado a distanza di anni ne ho rivista qualche copia ancora cellofanata, malgrado di recente si sono “festeggiati” anniversari di stragi, malgrado la passerella di qualcuno ho pensato che questi eventi provocano un “risveglio” di certi “dormienti devastanti”. 
E’ morto Sebastiano Vassalli l’unico dopo il Di Sclalani e lo Spataro (  sono quei due che il primo ha scritto una storia di San Ciro e l’altro la ha ripubblicata senza avvisarlo: pagina 124 del galateo) a sapere tutto su una certa strage marinese… o meglio sul dopo strage…(tipo le stragi di Stato che grazie a certa sinistra scopriamo che l’autore sono sempre io…) Se ne è andato Sebastiano Vassalli grande uomo di sinistra … Forse sta uscendo dal coma (causato da un indigestione di vraccoca) Ezio Spataro mandato al confine da un suo omonimo ( è l’anno degli omonimi) a scontare e comporre versi fra i longobardi . Da buon normanno cerca ancora di capirci qualcosa e se la prende con i muratori di Misilmeri che hanno messo le mani sulla mia Immobiliare San Ciro e arranca da vero apolide quasi fosse “Ezio senza terra”. Lui ha scritto inutilmente più poesie su di me che i miei quattro figli alle elementari. Non è facilmente leggibile perché ci vuole una chiave di lettura e poi non è cosa per i marinesi … la sua poesia chiede un passaporto che i marinesi “allevati” dalla poesia “comunale” da utero secco non possono percepire. Siamo un paese di Bocconiani che difendiamo una privacy fasulla alla mamma cicciu mi tocca …
E’ morto Sebastiano Vassalli senza che abbia fatto in tempo a portarlo a Marineo. 

ps. chi volesse può andare a leggersi Il Cigno , ma sappia che troverà uno spaccato di Marineo che potrebbe non piacergli

SANTU CIRU IN TRASFERTA

Lo incontro in piazza Castello che esce da un antico portone , andava di corsa e non fu facile bloccarlo. “C’è del lavoro per te …” avviso e in tutta risposta mi fa cenno con la mano di “scostarmi”. Insisto fermamente e Lui alla fine mi degna di una risposta: non vedi che sono qui con questa “donna vana” … Prima che capissi ho dovuto chiedere al gruppo delle consorelle della Congregazione che passavano da li ,con un pulman dirette in Chiesa madre a lucidare l’urna che tradizione vuole che deve essere lucidata a due mani da tutte le consorelle contemporaneamente. Espongo il mio caso e Lui più sbalordito di prima mi dice : Sanicola io non esercito più fuori provincia. Ho già problemi a salvarmi il posto qui … “Dai quest’anno vedo che ti trattano alla grande … questa dimostranza sarà un colossal … sarà la rimostranza delle donne …”. Non mi risponde e quindi riprendo il mio discorso. Presento cartelle cliniche , fotocopie, radiografie, tac e tanto altro messi tutte dentro un grosso fascicolo. Non lo apre nemmeno. Allora spiego che l’oggetto e un nuovo nonno , sposato con una donna forte, ha tre figli, una buona attività e fa parte di un club di cugini molto affiatati. Vengo liquidato con un “C’è una graduatoria da rispettare …”. Il mio si e il mio ma non hanno effetto. Mi scappa un … allora ci butti fra le mani di un medico di oggi … bella forza ! Non succede nulla e me lo spiego con un semplice che non tutto è possibile e non tutti ….
Accompagno a Modena uno di questi cugini a visitare il titolare di quel grosso fascicolo. Malgrado si abbiano grandi garanzie rimane l’apprensione, oggi quando ti operano grazie ad anestesie e accorgimenti medicali quasi non ti accorgi di quello che ti hanno fatto , ma ti senti distrutto perché tutto quello che hai pensato “prima, durante e dopo” è devastante …
Lo incontro durante le prove della dimostranza e faccio fatica a riconoscerlo. Mi sgrida quando mi vede vicino a un sacco di figuri che lo rappresentano nelle varie “stanze” della Dimostranza … Ma scusa , gli dico, allora a saperlo potevo fare anch’io il San Ciro se lo ha fatto il tizio e il caio … A parte questo gli faccio notare che mi sarei aspettato qualche aiuto da parte sua … non finisco il discorso e lui interrompendomi mi dice .” come è andata a Modena ?” Sino a casa non sono riuscito a capire la sua risposta, ma poi mi sono chiesto :come cavolo ha fatto a sapere che venivamo da Modena ?

lunedì 27 luglio 2015

DIVARIO NORD SUD



Già dal primo pomeriggio eravamo agitatissimi. Serata a Teatro. Come mi vesto , il parrucchiere, ci sarà un dopo teatro, scegli la cravatta, siamo in estate chissà quali mise vedremo … Arriva il momento che cadono tutti gli intoppi e devi essere pronto. L’unica cosa che ci accomuna è il “sapore di sale” che tutti abbiamo sulla pelle grazie ad un infinità di bagni che da fine giugno ci accompagnano. Siamo pronti per uscire ed arriva la notizia che non se ne fa nulla … Non  si esce più ! Analizziamo parole tipo: delusi, sconsolati, avviliti.
 
 Arriva la seconda chiamata: contrordine la Compagnia teatrale viene da noi ….
Si attori, ballerine, regista, costumi tutto viene a …. domicilio. Incredibile ! Si inizia a commentare se al Sud sia possibile una cosa del genere … Per primo arriva il capocomico-regista-attore-protagonista. Sembra un vulcano ! E assistito dal suo braccio destro, uomo di grande esperienza, ha calcato le scene di mezzo mondo, lo trovi una volta in Russia un'altra in Cina la settimana dopo non so dove. Sono quei personaggi che zitti zitti portano il nome dell’Italia nel mondo … 
Maestro Francesco inizia a cantare e ballare per attirare la nostra attenzione e vi riesce in pieno. E’ un istrione: canta balla recita ! Il suo “secondo” ci dice che sta coprendo la mancanza delle ballerine che non sono potute venire …
Si inizia con la presentazione del tema e dei personaggi … Appaiono attori da tutte le parti. Un opera in costume presenta principesse, principi , domestici, re , cavalieri un infinità di fauna con animali reali e fantastici. In pratica è un opera prima che la Compagnia Francesco Riva della Baiona mette in scena.
Sono quelle piece per selezionati. Non sarebbe adatta ad un vasto pubblico. Ci sono passaggi non facilmente leggibili. Passi dal riso con lacrime a piena ilarità, il dramma delle varie principesse , sempre rapite maltrattate ma infine reinserite è palpabile. Il momento più toccante è quando i due attori principali sono in tale simbiosi che sembrano padre e figlio nella realtà …
Vicini alla fine in scena c’è stato solo lui Francesco Riva capocomico della Compagnia la Baiona e se vi chiedete chi fosse l’altro attore, quello che in pratica alla fine non era altro che una comparsa non avrete risposta perchè l’unico il vero, la star, la primadonna è solo lui:Francesco.
Se ne vanno alla fine quasi di corsa zaino in spalla accodati dietro di lui pronti a un'altra tappa di questa turnè estiva, che a quanto ho saputo li porterà presto a …. Pietroburgo. Inutile chiedere al Francesco autografi: lui è un professionista, freddo asettico, scontroso, pieno di se, quasi arrogante. Lui non dà autografi , ma abbracci !
Figuriamoci se giù da noi fosse possibile una cosa del genere.

ACQUA VERDE 2 - PROLOGO

IL RACCONTO DELLA DOMENICA
La storia che volevo raccontarti
DI SALVATORE GIUSEPPE POMARA
Prologo

Sarebbe stato uno dei tanti naufragi di emigranti che hanno disseminato di morti il mare della Sicilia, talmente frequenti che nessuno sembrava farci più caso, ma non fu così; almeno per lui. Aveva visto la scena dalla casa sul promontorio - trecento metri di disperazione fra il barcone spezzato e la spiaggia. Corse e non si fermò un istante fino a quando l’ultimo naufrago non fu portato a riva. Quando i lamenti, il frastuono e il vociare cessarono e naufraghi e soccorritori erano andati via, Pepo si accasciò sulla sabbia e prese fiato. Poco più in là, i sacchi di plastica, con dentro la vita e la disperazione di chi non era arrivato, aspettavano di essere portati via. Rientrò a casa che erano le tre del pomeriggio. Il tempo di cambiarsi e tornò sulla spiaggia per allontanarsi subito dopo in direzione del Faro, sull’altro versante del golfo. Aveva da poco superato il gomito del tratto di costa chiamato Ferro di cavallo, quando percepì il lamento che diventava sempre più distinto man mano che avanzava. «Lo scoglio, viene da lì!» esclamò, mentre si liberava della camicia e si gettava in mare. Lo scoglio era a trenta metri dalla battigia, sulla sinistra. Lo raggiunse in un paio di minuti. Non ci mise molto ad accorgersi che si trattava di una donna. Addosso aveva soltanto brandelli di quella che doveva essere stata una veste. Era rannicchiata su un fianco ed era scossa da brividi. «La barca…il naufragio…» ripeteva. «È tutto passato… sei al sicuro.» Cercava di tranquillizzarla, mentre pensava a come portarla a riva. La sollevò per le spalle e la aiutò a mettersi seduta. Lei si prese la testa fra le ginocchia e respirò profondamente. «Qualche minuto così, e sarai in condizione di alzarti». «Penso di farcela» disse subito dopo. Pepo le diede la mano e lei fece il resto. «Capogiri?». «No».
«Te la senti di resistere un secondo?». «Sì». Pepo scese in acqua, si mise di spalle allo scoglio e tese le braccia all’indietro; afferrò le mani della ragazza e se la caricò sulle spalle. Raggiunse così la riva. Il tempo di prendere fiato e i loro piedi affondavano nella sabbia. «Un piccolo sforzo e saremo arrivati» disse Pepo, quando, lasciata la spiaggia, imboccarono il sentiero in terra battuta. La casa di Pepo, immersa fra gli ulivi e a picco sul mare, era una struttura in pietra appartenuta da sempre alla famiglia della madre, che lui aveva restaurato e restituito all’antico fascino. Peccato che da quando era rimasto solo ci venisse sempre meno. Il tepore della stanza sulla quale aveva battuto il sole del pomeriggio fu quanto di meglio potessero desiderare. Asciugamani e accappatoi fecero il resto. «Latte caldo e miele» fece Pepo, «combatto così i malanni invernali». «Lo faccio anch’io» rispose lei. Invitava la ragazza a sorseggiare lentamente, mentre scompariva nella stanza attigua per tornare subito dopo con un pigiama. «Dovrebbe andarti bene» disse porgendoglielo. Il tempo d’infilarvisi dentro e già dormiva. Pepo le stese sopra una coperta e si sedette nella poltrona di fronte. Pochi minuti e la stanchezza ebbe il sopravvento. Quando aprì gli occhi, erano le quattro del mattino. Uscì in veranda e prese a respirare a pieni polmoni: aria dentro e fuori per aprirgli il torace e intrappolare ossigeno. Si appoggiò alla ringhiera; lo sguardo scivolò sull’ampia distesa di buio, che il giorno avrebbe colorato d’azzurro. Scrutò il cielo. Di stelle se ne vedevano tante, ma della luna nessuna traccia. All’orizzonte cominciava a intravedersi la linea di chiarore che precede l’alba; pensò alla giornata che si era lasciato alle spalle; e a quell’ora di notte che era già mattino, si sentì in pace col mondo e con se stesso.
Nuotava; la ragazza sulle spalle; davanti agli occhi la Statua della Libertà ed Ellis Island. Aveva sedici anni ed era come se volasse sull’acqua; poi la riva, la casa sul promontorio…«Ma non ero partito?» si chiese Pepo. «E l’America dov’è?»
Era parte del sogno che Pepo stava facendo un istante prima di svegliarsi e portarsi in veranda. Era soprappensiero e non si era accorto della ragazza dietro di lui. A piedi nudi non l’aveva sentita arrivare. Avvolta nella coperta azzurra, sembrava una sirena uscita da un’onda. Gli si avvicinò fin quasi a toccarlo. «Ti devo la vita» disse. Poi abbassò gli occhi, come a non volere arrecare disturbo. Lui le sollevò il mento. «Non mi devi proprio niente» fece. «Mi chiamo Marian Selàm… sono un medico… ho studiato alcuni anni in Italia». «Ecco spiegato l’italiano! E comunque, chiunque tu sia, sei la benvenuta! Io sono Pepo Ginestra e questa è casa tua» disse mentre le porgeva il telo per la doccia e le mostrava il guardaroba di fronte. «Lei ne sarebbe felice» aggiunse, «scegli quello che ti serve». Era tanto che non posava gli occhi sui vestiti della moglie, e il vederne poco dopo uno addosso alla ragazza gli diede una stretta al cuore. Solo una seconda vita avrebbe potuto fargli dimenticare la prima, ma sapeva che non sarebbe stato possibile. Bastarono un giorno o due perché Marian si riprendesse, ma si fermò nella casa sul promontorio per un po’. Quando rientrò in città, ospite di Pepo, non era più un’immigrante clandestina. Era libera di muoversi e andare dove voleva. Si fermò in Sicilia alcuni mesi, dopo andò via e tornò a fare il medico; era stata assunta da un’organizzazione umanitaria. Esattamente due anni dopo essere andata via, ricevette una busta. Era stata spedita da Pepo; conteneva un certo numero di fogli dattiloscritti e una lettera.
Cara Marian – scriveva Pepo – questo è il manoscritto di cui ti avevo accennato. È la storia che avrei voluto raccontarti e che alla fine ho deciso di scrivere. Parla del tempo in cui eravamo noi Siciliani a scrutare l’orizzonte alla ricerca di quella che chiamavamo allora la Merica…
È un ritorno al passato, ai luoghi e ai ricordi della mia infanzia, all’America del nonno e a quella dei miei genitori, che fu anche la mia; un racconto lungo un secolo: l’odissea di un emigrante ancora in cerca della sua isola…

sabato 25 luglio 2015

NEWYORKDUECOLONNE2

IL RACCONTO DELLA DOMENICA
Seconda parte


2NEW YORK

  
   Rocco era arrivato a New Orleans che aveva meno di venti anni e la testa piena di sogni. Era la prima volta che lasciava il paese; non aveva la più vaga idea di come giravano le cose del mondo, ma aveva tanta voglia di lavorare e sognava, al pari di tutti, di cambiare vita. Con questa speranza aveva abbandonato quel poco o niente che aveva in Sicilia e si era imbarcato per la Louisiana. Alcuni giorni dopo il suo arrivo, con l’aiuto di un suo lontano parente trovò lavoro al French Market. «Vai al mercato e chiedi di Vinny, lo conoscono tutti. “Sono il cugino di Frank” gli devi dire, ti darà una mano d’aiuto». Rocco si presentò di buon mattino e fece come Frank gli aveva suggerito. Vinny, un siciliano sulla cinquantina, con un quaderno in mano e mezzo sigaro toscano in bocca, era intento a controllare la merce che era stata appena scaricata da una nave. «Assabinirica!» salutò Rocco. «Frank mi manda.» «Come sta?» chiese. «Bene…». «Quando arrivasti?». «Una settimana ieri, che sono in America». «E sei parente di Frank?». «Parente e paesano». «Io sono di a Chiana, Piana degli Albanesi, ci sei stato?».  «Sì, per la fiera di San Basilio; per comprare delle pecore». «A New Orleans pecore non ce ne sono, o forse ci sono e io non lo so. Scaricare e caricare casse e sacchi, questa è la giobba che ti posso dare, se ti va». «Mi va? Travagliare voglio e qualsiasi lavoro mi sta bene».  «Vedo che hai la testa sulle spalle. Ti aspetto domani mattina; si mette mano alle quattro».  «Sarò qui mezz’ora prima». «Salutami tuo cugino!». «Sarà servito!». «Assabinirica e grazie» aggiunse, mentre Vinny gli stringeva la mano.
 





2  NEW YORK


Rocco had arrived in New Orleans when he was less than twenty years old and his head was full of dreams. It was the first time he had left his town, and he had not the slightest idea of how things went on around the world. But he had a great desire to work, and he dreamed, like everyone else, of changing his life for the better. With this hope, he abandoned what little to nothing he had in Sicily and he embarked for Louisiana. A few days after his arrival, with the help of one of his villagers who had arrived in America years before, he found work at the French Market. "Go to the market and ask for Vinny. Everyone knows him. I am Frank’s cousin, you must say. And he will give you a helping hand." Rocco got up very early that morning and did as Frank had told him. Vinny, a Sicilian in his fifties, with a notebook in his hand and a half-Tuscan cigar in his mouth, was busy inspecting the goods that they had just unloaded from a ship. "Assabinirica — Bless me," greeted Rocco. "Frank sent me," he added after a few seconds. "How is he?" he asked. "He’s well ..."  "When did you arrive?" "I've been in America since a week ago yesterday." "You're a relative of Frank's, aren’t you?" "Yes, I am." "I come from Piana degli Albanesi. Have you been there?" "Yes, I have been there once to visit the fair of St. Basil; I had to buy some sheep." "Did you buy them?"
"Yes, I did, and I made a good deal too." "In New Orleans, there are no sheep, or maybe there are, I do not know ... to unload and load cases and bags ... this is the job I can give you." "I want to work and any job is fine with me." "I see you have a good head on your shoulders. Come tomorrow. We start at four in the morning." "That's okay with me." "I will wait for you tomorrow," said Vinnie," "and say hello to your cousin for me." "I will," said Rocco. "Assabinirica — bless me — and thank you," he added, while Vinny was shaking his hand.



















































 

SONO QUI PER DISTRUGGERE...

Con tutta la mia buona volontà non sono riuscito a capire cosa sta succedendo al Corso dei mille n. 127 A quanto pare non esiste più una maggioranza in Comune e il primo prezzo pagato e la non approvazione di non so quale ultimo bilancio. Se consideriamo la cosa da un punto di vista pratico al numero 127 di Corso dei Mille dopo la “rimozione” del manumanca si è insediata una Cooperativa di diversamente abili con tendenza alla incapacità . Se c’è un cadavere ci sarà anche un omicida. In questo caso parliamo di pluriomicidi. L’andazzo aggressivo della sinistra alla “camusso” ha lavorato bene recuperando parte dei vincitori alla loro causa (Se Gesù non è sfuggito a Giuda , figuriamoci….). Non sappiamo se esiste un prezzo pagato ma certamente una certa mentalità ha ceduto lasciando la “casa paterna” per passare all’avversario. A parte qualche euro che per mesi ha bloccato ogni attività ( le indennità del Barbaccia trasformate come se l’uomo fosse un ladro …) non abbiamo visto azioni della minoranza degne di gloria e si gioca ancora su fragili verginità da dimostrare. Quindi un paio di ragazzotti (portatori di rancori paterni) chiamati a farci vedere cosa sanno fare i giovani alla fine non hanno dimostrato nulla tranne il fatto che dal campo sportivo al cimitero hanno perso su tutti i fronti orgogliosi di poter dire ai propri cari : ecco io distruggo ,non produco ! Aspettavamo colonne di Tir cariche di arance verso la Francia o la costruzione di prigioni senza sbarre e mura o supermercati proletari a km zero euro e ci troviamo ragazzini adescati da sirene afone e rauche messe lì per distruggere e mai costruire.
Quindi siamo congelati. L’opinione pubblica che poi è la stessa che sputava su manumanca oggi sputa sul risultato del suo voto perché hanno il mugugno per bandiera. L’alternanza che dovrebbe essere una risorsa alla fine è una farsa. La forza giovanile che doveva cambiare il nostro mondo (i Riprenditi), alla fine ci ha lasciato come eredità questi ragazzotti penosi, ma ci siamo salvati dal loro governo visto il dopo.
Chi rimane al suo posto invece è quella sinistra che né acqua né vento la scuote. Basta pensare alla Camusso: stracciata da Renzi e Marchionne ha ancora il coraggio di sbraitare ….. Siamo il mondo che si oppone alla qualsiasi non solo in campo nazionale , persino in campo locale nessuno vede in positivo o lavora per la comunità.