GIACOMO RIBAUDO

GIACOMO RIBAUDO

sabato 27 agosto 2016

COME è BELLO IL MIO PAESE !



Siamo tutti maestri in poesia. Il seme piantato quarantanni fa da Ciro Spataro continua a dare buoni e mediocri frutti. Questo fine settimana due buoni autori ci chiamano all’appello. Il modo come al solito spatariano di gestite queste cose non ci piace ma meglio questo che il niente come alternativa. In alcuni casi ci sarà la solita sfilata di “addetti” o meglio di so tutto di tutto ma dobbiamo imparare a non andare ad eventi dove costoro usano il metro del non andare a quelli degli altri. Una specie di legge salica da mezze teste. Il grande assente nella poesia rimane il Virga e comincio a credere che le motivazioni che lo tengono lontano siano credibili. Ho dovuto inveire affinchè segnalasse l’evento della Zuccaro e lui ti risponde con un copia incolla da lupara bianca ! Se non sei trinaricciuto, anarchico, ateo lui non ti prende in considerazione o ti censura (cosa allucinante per uno come lui) o ti dileggia sfuggendo il tema.
Insomma un fico secco. O forse sarebbe meglio dirlo al femminile  !    

I TECNICI HANNO TROVATO COME RISOLVDERE IL PROBLERMA DELL'ACQUA !

Asseriscono gli storici che durante la guerra giudaica gli ebrei asserragliati in Gerusalemme da Tito, senza acqua né cibo ebbero principi di cannibalismo e altro che qui non vado a descrivere … Più o meno quello che è successo in questi giorni dopo oltre quattro giorni di “siccità” ! Ha iniziato il solito specialista in “tutto va male” incolpando la negligenza di San Ciro per finire alla sinistra più capace accusando il Barbaccia perché trovato con una mezza bottiglia di minerale sotto la giacca ! Ma mentre chi di dovere iniziava a usare le urine come prima necessità per dare l’esempio ecco che l’acqua è tornata prima che i cittadini seguissero l’esempio proposto. I parti rimandati per non rompere le acque sono ripresi, e il sottoscritto dopo tre giorni di faccia insaponata ha potuto finalmente risciacquarsi.
Questo dimostra se ce ne fosse ancora bisogno che i marinesi non sanno fare le rivoluzioni ma in compenso rimangono i soliti coglioni che non hanno mai saputo votare !
LE FONTANE ARTISTICHE
Ci sono giardini che mostrano fontane e cascate artistiche che ti lasciano a bocca aperta. Zampilli con giochi di luci, getti d’acqua a ritmo di musica, giochi di luci suoni e acqua veramente artistici. Ci sono ditte specializzate in questo che arrivano a stupirti come i fuochi artificiali, Anche a Marineo ne abbiamo una. Non è specializzata in suoni luci e musica ma è strutturata allo stesso modo. Manda acqua quando vuole, ad intermittenza, senza preavvisarti. Alle volte tutti i giorni altre volte ogni quattro giorni , poi ricorre a “infortuni di pompe”, spesso si ammala l’acquaiolo e tocca all’assessore aprire le catarratte. Questa ditta è gemellata con l’Enel e pare che il loro andazzo sia veramente gemellare perché mentre in Tanzania hanno il Nilo che almeno due volte l’anno irriga i nostri due enti (acqua ed energia) malgrado dispongano dell’Eleuterio non si capisce bene che scaletta abbiano. E cosi se vuoi farti la doccia devi aspettare un temporale estivo e se vuoi leggere un libro la sera devi possedere almeno una candela. Molti marinesi stanno pensando di di riattivare le gebbie mentre altri stanno facendo incetta di acetilene…

giovedì 25 agosto 2016

'NTA LU DIARIU DI LI Mè RICORDI




Domenica 28 agosto, alle ore 18.30, nei locali del Castello di Marineo sarà presentato il testo poetico ’Nta lu diariu di li mè ricordi, di Antonietta Zuccaro. Con l’autorizzazione dell’autrice, pubblichiamo in anteprima la recensione scritta da Nuccio Benanti ed inserita nel volume.
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 Antonietta Zuccaro pubblica il suo nuovo libro di poesie, ’Nta lu diariu di li mè ricordi, e ci regala un ritratto lucidissimo della variegata umanità che ha popolato Marineo nell’ultimo mezzo secolo. Quelle descritte sono le storie di vita e del lavoro degli uomini e delle donne marinesi, dei loro usi, dei loro costumi, delle loro vicende più o meno private, delle collettive battaglie per l’occupazione o la coltivazione delle terre, dei sentimenti più intimi, delle vittorie, ma anche delle sconfitte. E’ un susseguirsi ininterrotto di ritratti e quadri paesani, uniti dal comune e romantico legame alle radici, alla terra natia e ai suoi simboli.
Tra i sindaci del paese e i sindacalisti, i professori e i contadini, la sarta e la panettiera il filo conduttore rimane sempre lo stesso: la quotidiana lotta per guadagnarsi un pezzo di pane (in Italia o in America) o un posto al sole (quest’ultimo è il caso dei paesani che hanno rivestito un ruolo pubblico). Ne consegue che i primi a salvarsi da un ipotetico giudizio universale saranno, innanzi tutto, i grandi lavoratori (e lavoratrici) e coloro che hanno vissuto i loro giorni con generosità, con umiltà e senza grosse pretese. Infine, c’è la consapevolezza che la salvezza di Cristo è un dono offerto a tutti i cristiani!
La poetessa prova, però, un certo dolore quando traccia alcuni ritratti minori, ossia quelli di quei marinesi un tempo noti tra i contemporanei e poi caduti nell’oblio. Ma, per fortuna –  come lei stessa spiega – c’è la musa poetica che ha il potere di resuscitarne la memoria. E’ il caso di mastru Turidduzzu lu musumulisi, rimasto in mente all’autrice perché saliva in paese a vendere «pettini, itali e spinguli francisi». In mancanza di denaro contante (il bancomat non era stato ancora inventato) si accontentava di una singolare forma di baratto: capelli in cambio di pettini! La vita è così: qualche volta toglie, altre dà. La vita è effimera, come quella dei capelli che rimangono sul pettine. Ma per fortuna esiste anche chi li raccoglie e li conserva con parsimonia.
Antonietta Zuccaro ha sgrovigliato e raccolto, dal pettine dei suoi personali ricordi, anche il profumo del pane di casa di la Gnunidda, molto apprezzato nel mondo accademico palermitano, e l’odore della farina di lu mulinu di li Spatara, che riforniva e inebriava un intero paese. Sente ancora il chiacchiericcio e i motivetti musicali che accompagnavano le allegre giornate del «taglio e cucito» a la Mastra, dove le giovani marinesi imparavano l’arte e spiccavano il primo volo. Sorte diversa dalle coetanee ha avuto, invece, Vincenza Benanti, vittima del lavoro nell’incendio della “Triangle Shirtwaist Company” di New York, dove a soli venti anni cuciva camicette per pochi dollari a settimana. Spazio all’impegno sociale e politico troviamo anche nella poesia Emancipazioni femminili. Mentre ai sentimenti intimi e personali è dedicata L’ucchiuzzi di me matri. Interessante anche il riferimento alle tradizioni locali, di cui Marineo è particolarmente ricca.
Tra i versi della poetessa marinese non solo le donne e gli uomini, ma  anche le pietre parlano: «Su tistimonii di un tempu passatu ca li nostri nanni n’hannu cuntatu e basta n’anticchia di fantasia, ca spunta ogni scena ca ccà si vidia». Parlano ai passanti le pietre del lavatoio di lu Vurghiddu, da sempre crocevia di cristiani e animali. Quella sorgente la conoscono bene i marinesi: quelli che un tempo ci andavano per lavare i materassi, e quelli che oggi fanno il percorso inverso per “depositarli” nell’isola ecologica. Se avete voglia di visitare le particolarità di Marineo, fate un salto anche al Gorghillo: troverete l’antico lavatoio, una sorgente d’acqua  e le pietre intorno. E al centro questa bella poesia di Antonietta Zuccaro che descrive, a futura memoria, la vita caduca degli uomini, degli animali e delle cose.
La raccolta’Nta lu diariu di li mè ricordi è un ritratto paesano, ma soprattutto un invito a riflettere e, perché no, a rispolverare quel potenziale archivio della memoria (segno del passato, nel presente, che guarda verso il futuro), quel diario che è nascosto in ognuno di noi, per diventarne attenti custodi e bravi divulgatori.
Nuccio Benanti

Nota. Quando si presenta un libro i relatori fanno giustamente la figura dei sapientoni mentre gli ospiti (il pubblico) arrancano dietro a complimenti sperticati riconducibili solo alla persona e non al libro che si presenta. Quindi sei portato ad apprezzare un opera che non hai letto. Oltre a non avere nemmeno la possibilità di acquistarla “prima” per poterne parlare con cognizione di causa. Per questo ho chiesto al Benanti questo intervento altrimenti a noi sarebbe toccato un elenco di elogi per la Signora Zuccaro, cosa che faranno quelli citati in locandina un po’ perché ne sono obbligati , un po’ perché ormai lo fanno di mestiere e noi abbiamo scelto un'altra strada cercando un intervento che tiene conto si delle capacità della Zuccaro ma anche del suo lavoro.so.  


MARINESI DELLA DIASPORA !
Siamo lieti di segnalare la presenza di Marisa Palermo in questo evento , dovuto soprattutto alla grande familiarità della Palermo con la Zuccaro. La grazia e la intelligenza della Palermo mancano a Marineo e finalmente , grazie signora Zuccaro, avremo modo di ascoltare non i soliti sapientoni a 360 gradi, ma una voce rara e diversa. Questo dimostra che non sono i soliti quattro gigetti a possedere cultura e carisma. Ritorna attuale la regola di non andare da chi non va mai agli altrui eventi ! Dobbiamo emarginarli e non cadere nell’equivoco di quell’esperto in poesia che ci propina ogni giorno poeti e poesie di parte dissacrando tutto e la qualsiasi non sia ipocritamente ateo, vano, anarchico e senza sale. Non aspettiamoci che costui pubblichi notizie su poeti e poetesse sinistramente non in regola. I dissacratori non riescono a trovare nulla di positivo nemmeno in se stessi figuriamoci se risparmiano terremoti e disgrazie che trasformano in sangue da bere a larghe mani.
Ben tornata quindi Marisa Palermo ! Soprattutto perché ci salvi dai soliti saccenti !  

I QUATTRO MALEDETTI DELLA COIRES

Ai tempi dell’autunno caldo un operaio della Innocenti-De Tommaso, perennemente ammalato minacciava la azienda di ritorsioni se continuava a sospenderlo. Il De Tommaso assunse dei detectivi e lo fotografarono mentre si esibiva in incontri di pugilato tutte le volte che si dava ammalato. Acquistò una pagina dei quotidiani e rese nota la cosa. Scoppio una forte polemica e Luciano Lama pur davanti a delle prove cosi evidenti prese le difese pubbliche dell ‘operaio perché era un “operaio”. Poi quello che fece a tu per tu con l’operaio rimane nella leggenda !
Ora il caso di questi “quattro maledetti” , unici rimasti di un folto drappello merita di essere portato alla attenzione di tutti perché persino i sindacati li hanno abbandonati come immondi o appestati perché su di loro gravita la maledizione di chi giurò odio eterno ! Non pagare lo stipendio per oltre sei mesi a chi ha famiglia è uno stupro , un delitto, una aggressione in piena regola. Non so chi abbia oggi competenza sul caso ma è lampante che si aspetta che muoiano o che la cosa sfoci in una tragedia familiare o in un gesto inconsulto.
Eppure siamo una comunità che ricoveriamo i cani in ospedali, che ci lasciamo infangare da migliaia di piccioni, che ci commuoviamo per i fatti lontani e non riusciamo a risolvere questo caso nemmeno ricorrendo alla nostra task force : i nostri due onorevoli.
Troviamo lavori socialmente utili o ai diversamente abili o con gravi impedimenti e non riusciamo a risolvere il destino di quattro persone che in primis sono ottimi lavoratori, ma non so per quale destino sono maledetti malgrado abbiamo già subito l’onta delle catene !
E poi ci alziamo la mattina scoprendo tragedie annunziate :pane per le decine di assistenti sociali a posteriori o di politici e amministratori sordi e ciechi.
Questi quattro maledetti hanno famiglia come noi e tenerli alla gogna fa vergogna solo a chi non ha morale e coscienza.

mercoledì 24 agosto 2016

IL MIRACOLO DI SAN CIRO SI è NUOVAMENTE RIPETUTO

E’ difficile dare un giudizio obiettivo sulla festa. E quindi farò quello che i marinesi usano fare: sparare a zero su tutto e su tutti ! Ad ogni cosa positiva eccone dieci negative, e quando non si vuole trovare nulla di positivo ecco ingigantire ciò che amiamo di più: bruciare il tutto. In questo siamo abbondantemente aiutati dagli organizzatori che malgrado sono inventori e cultori del metodo del silenzio si difendono con quella arroganza che dovrebbe essere sostituita dall’umiltà. E qui entriamo nella terra di nessuno. Iniziamo dai gesti positivi. Non sono tempi di grandi eventi mediatici e quindi il primo successo è quello che si ripete ogni anno. Incontrarsi ! Ho visto alcuni capannelli di irrinunciabili o meglio irriducibili che anzicchè festeggiare San Ciro, riunitisi in cellula, osannavano il loro santone; ho visto sparuti gruppi di americani quasi ignorati trattati come vecchie glorie, non ho visto francesi ma ho visto una maggiore compostezza religiosa, ho goduto del “fraterno passeggio” dove ci si scambiavano milioni di baci e abbracci con sorrisi mai visti durante l’anno. Dobbiamo ringraziare i produttori e distributori di polpette avvelenate che hanno preferito andare in vacanza. Le disfunzioni , le smagliature, la qualità degli eventi non deve disturbare il vero risultato della festa: la convivialità. Ecco perché il giro che ho fatto questa mattina per raccogliere soprattutto le impressioni negative alla fine non è servito. Trovare difetti era molto facile, sottolineare posizioni sguaiate e , qualcuna, isterica, era facilissimo . Parallelamente giudicare gli organizzatori veniva facilissimo. Ma il giudizio deve tener conto delle loro singole capacità , delle loro capacità esecutive e via dicendo ! Hanno mostrato qualche volta i muscoli , ma è risaputo che chi mostra i muscoli spesso non ha cervello. E non fosse che in quel gruppo ci sono persone rispettabilissime avrei materia per un altra querela. Ho registrato cinque giudizi diversi sui giuochi pirotecnici ! Io li ho solo sentiti e non visti e quindi dovrei fare il “marinese doc” giudicando il non visto. Non ho visto né sentito il cabarettista perché dopo la arida e cretina barzelletta , vecchia quanto basta, sugli uccelli mi sono cadute le braccia. Il concerto al piano non era alla mia portata mentre gli artisti di strada mi hanno ricordato i busker che tutti gli anni a decine si esibiscono a Ferrara tramutando tutta la città in un enorme palcoscenico più di musica che di rumori, con artisti di qualsiasi genere e tu diventi spettatore itinerante e gli artisti che sono venuti da ogni parte del mondo sono di qualità superiore e se vuoi una sedia devi andare a cercarla in fabbrica cioè nel veneto ! Ognuno deve giudicare la festa verificando se le cose a cui teneva c’erano e non inveire contro qualche organizzatore arido di idee in giarrettiera rossa a passeggiare su tutti i palchi. A me è piaciuta tantissimo perché mi so accontentare è ancora non sono stato contagiato dal virus dell’apparire o del tutto va male signora la marchesa.
Il servizio d’ordine è stato eccellente , discreto, ma attento a far rispettare le regole del regolamento pubblico. Le bancarelle erano sufficienti anche se ormai vendono solo futilità. Il gelato è il dominus e a quanto pare il più gettonato è stato il gelso di Francesco Namio.
Il parroco intelligentemente ha dosato le sue presenze e il non intervenire sul tutto è stato intelligente anche perché c’era già chi era preposto a questo: Ciro Spataro.
Vorrei chiudere con il Viva Viva Santu Ciru prima che lo gridino quelli della Congregazione !

martedì 23 agosto 2016

QUESTA FESTA DEVE ESSERE DEDICATA A TUTTI I MARINESI FUORI MARINEO !

Malgrado il Parroco abbia avvertito che l’incontro al Castello fosse spostato alle 18 per lasciare spazio al dolore del triste evento accaduto, chi non era a messa si è presentato alle 17 e cosi si aggiunge malumore a malumore. Come chi si chiede perché non esiste un numero infoline in questi giorni, o come chi si chiede se in un programma dove hanno trovato posto manifestazioni ripetute per anni o teatranti che delirano per un problema di sedie non vedendo nel loro occhio la trave di un palcoscenico osceno, o come non  aver inserito nel programma  l’unico evento che sta riscuotendo interesse e successo (la mostra fotografica). Oggi ultimo giorno di festa patronale, a parte la messa “comunitaria” di tutti i sacerdoti con l’abbraccio a Padre Giuseppe, la giornata sarebbe stata scialba. Persino l’incontro con i marinesi nel mondo era partito malissimo. Pochissimi presenti e caccia all’americano ! Questa pecca di ignorare tutti gli altri marinesi nel mondo la si stava pagando cara finchè l’intervento di Mons Randazzo ha aperto un vivace dibattito che ha sollecitato soluzioni e accorgimenti senza però nessuno di quelli che hanno preso la parola ha avuto il coraggio di assumersi la responsabilità di una collaborazione diretta. Non sappiamo quanto questa decisione sarebbe stata gradita dagli organizzatori che di solito vedono di malocchio ogni e qualsiasi collaborazione. Eppure fra gli intervenuti c’erano persone qualificatissime a ricoprire quel ruolo …
Ecco le nuove marinesi nel mondo. Almeno il nostro Sindaco ha buon gusto
L’atmosfera è divenuta confidenziale e cordiale grazie al superamento delle solite barriere istituzionali e il fatto di chiamare quasi tutti i marinesi out sul palco ha gratificato i presenti. Fra una poesia della signora Pernice  e le giovani americane (diciamoccelo i figli dei nostri americani sono di alta qualità) si è dovuto ringraziare l’escluso dal programma che signorilmente ha offerto un bouffet graditissimo.
Ora senza eccedere in buonismo non costa nulla almeno per gli eventi comunitari evitare code di piccoli e grandi rancori. Dalle sedie, ai palchi rovesciati, dall’esclusione da un catalogo, da un infoline al pettegolezzo spiccio . Cosi si infangano le buone intenzioni !
Mettiamo in archivio questo evento che dal Sindaco al Presidente del Consiglio all’assessore alla cultura e colleghi si è fatto di tutto per onorare gli italiani nel mondo.
Mancava tutta l’intellighenzia della opposizione che continua a dimostrare che costruire non è verbo da loro accettabile . 
E pensare che la via dei marinesi nel mondo è stata sponsorizzata da loro…  
Le belle facce dei marinesi nel mondo
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UN PAESE FELICE

Questa festa da un lato ha saputo tenere lontani quasi tutti i politici professionisti abituali distributori di polpette avvelenate e dall’altro abbiamo visto verificarsi quanto si è auspicato questo parroco che voleva una ricorrenza sul taglio religioso pur mantenendo il taglio festivo. Anche da parte del “clero” non si è esagerato in protagonismo e cosi il tutto si è auto livellato. Ne è emerso un paese felice che con il suo “passeggio” ha rinnovato gesti antichi di fratellanza scambiandosi abbracci e congratulazioni , ospitalità e riconciliazioni. Forse ci sono stati meno “rientri e ospiti” (spariti i francesi, gli americani con il contagocce) ma lo abbracciarsi e l’ospitarsi vicendevolmente è emerso. Qualche “gesto” non ha turbato la festa e così il paese ha risposto con eleganza (cioè ignorandoli totalmente) a teatranti innovativi ( altro che arsenico e vecchi merletti…, sembra più spesso il battello delle donne vane, a sedie mancanti e piccoli disservizi. La mostra fotografica ha fatto (e continua a farla) la parte del leone con una massa di visitatori da record. E’ stata anche la festa delle magliette da figlie della lupa dove si esibiva “l’aderenza fisica” e fra questa e l’appartenenza il vuoto è quasi impercettibile. Visto che è l’abito che continua a fare il monaco speriamo che non succeda quello che succede nelle Congregazioni , dove su 50 confrati ne lavorano al massimo 10…
I ciclisti oltre che bloccare il corso (sembravano vecchie signore in mostra…) hanno imbrattato tutti gli avvisi con i loro futili risultati, ma costringere migliaia di persone a baipassare il corso è stato un gesto arrogante… durato almenio 5 ore !
La processione è stata una delle più belle degli ultimi anni. Persino il Parroco era raggiante !San Ciro si è accorto della differenza che passa fra la medicina e qualche medico-velina e sta piano piano recuperando terreno. Graditissimi gli ospiti dei paesi gemellati con san Ciro : discreti, ma presenti come devoti .