FONDAZIONE

FONDAZIONE

sabato 18 aprile 2015

11 COMANDAMENTO : NON INSULTARE !

Non faccia fare brutta figura al resto del Pd
Sono corso difilato da San Ciro. Mi sono annunziato dal Corso. Mi sono messo a gridare davanti la Sede senza risultato, alla fine mi ha aperto Eudossia dicendomi che….lui da quel lato non ci sente… “ Su Marineoblog niente di niente, sul blog del Cesim non c’è traccia, su Piazza Marineo bisogna scorrere almeno indietro di un anno… che storia è mai questa”. Tutti mi guardano come fossi un giurato del premio poesia. Insisto. Stavo per inserire il nostro ultimo colloquio e all’improvviso mi avvisano che domani … Non mi lasciano nemmeno finire di parlare. Dicono che al Sopraintendente hanno forzato la mano, che appena hanno fatto un eccezione per l’Happy Hours e subito l’Auser ha preteso lo spazio. In pratica è successo che quelli della Eleuterio Rive Druat hanno formato una lunga coda sotto la bandiera dei carismatici guidati dal solito “mani in alto!” mentre quelli della Rive Gauche capitanati dal nostro unico Manumanca capeggiando una fila altrettanto lunga ma sorgente da diverse correnti o sorgenti si sono ritrovati davanti la sconsolata Sopraintendente che già aveva rifiutato di incontrare Fondazioni, Confraternite e Centri Asociali.
Ora domani si formerà un'altra coda. Finalmente avremo il piacere di ascoltare , dopo si lungo silenzio, il nostro “uomo a Roma”. Da tempo ci chiedevamo ma in tutto questo labirinto del Pd lui con chi sta ? Ci dirà quando saranno i funerali della Camusso ? Ci dirà finalmente a che altezza si trova Marineo ? Avremo un tutor personale dell’Intendenza di Finanza ? Alla fine è vero che a lui hanno regalato un F35 dopo la trattativa da lui condotta ? Farà anche lui la prova del palloncino ? Si salverà qualche marinese dalle sue invettive ? E’ vero che aprirà un suo Pub a Marineo che intitolerà “Bevete figli miei in libertà” , ci svelerà le sue strategie future , ci farà sapere se l’incontro è riservato ai soli “compagni” o sarà consentito l’ingresso dopo esame etilico all’ingresso ? Dai onorevole adesso si trova a Roma, il suo 740 è migliorato non paragonabile a quello del Barbaccia o dello Spataro, rispetti anche i suoi avversari, non si ripeta.
Ps se digitate “immagini relative a franco ribaudo” vi renderete conto che fra femmine fatali, visi sconosciuti, personaggi inventati emerge non lui ma bensi il suo “ex beniamino” , ancora non sostituito con il …

IL LIBRO DI DI SCLAFANI E DI CANGELOSI

Deontologia vorrebbe che venissero citati gli autori del libro altrimenti verrebbe da pensare che l'autore sia sempre lo stesso...

giovedì 16 aprile 2015

FRANCO TRINCALE FUSTIGATORE E CANTASTORIE

Franco Trincale per Marineo


Ciao Onofrio
Ti invio la storia del fatto di Marineo musicata oggi stesso
A presto
Franco Trincale
su you tube trovate le sue migliori canzoni

Dopo alcuni giorni che ci scambiamo messaggi oggi Franco Trincale mi manda questo messaggio a complemento di quello di ieri con il ritrovato testo della canzone su Maria Concetta.
Franco Trincale l’aveva scritta nel 1972 come era sua abitudine subito dopo il fatto. Per uno come lui che avrà scritto più di trecento (ballate, canzoni, commenti ecc.ecc.) , malgrado possieda un archivio ineccepibile qualcosa si perde o si “vuole dimenticare”. Un fatto cosi atroce lo permette.
Oggi ha ripreso testo e chitarra e l’ha “rimusicata” per noi marinesi.
Franco Trincale non è un cantastorie ma il cantastorie. Quando mi chiedevo ma oggi esistono i Paladini ? Chi ricopre quel ruolo ? Ecco Lui lo è a pieno titolo perché non c’è fatto avvenuto nel nostro paese, non c’è stata battaglia sociale a cui lui non ha partecipato. Uomo limpido di sinistra ha battagliato con tutti ma è stato anche la loro coscienza e se da un lato era in prima fila assieme ai lavoratori non mancava di “litigare” con i compagni chiunque fossero. Vale la pena per i giovani visitare il suo sito, ascoltare cosa è stato e cosa rappresenta. Orgoglioso, tenace non conosce compromessi. Diffida degli altri perché molti tentavano di abusare delle sue capacità e io godo del suo saluto perché ho fatto mie le sue battaglia sociali e umanitarie.
Un cantastorie non è uno che chitarra alla mano oggi si esibisce cantando qualche canzone della nostra tradizione. Assolutamente no. Il cantastorie interpreta i fatti del suo tempo e li denunzia.
Questo è stato per oltre mezzo secolo Franco Trincale.




Vi canto una storia successa all'inferno
a Marineo vicino Palermo
dove i nipoti dei "garibaldini"
cercano il pane in terre lontane
Laggiu' in Sicilia "terra d'amuri"
appena sposi si è divorziati
gli uomini vanno a far gli emigrati
e lascian le mogli ingravidate
In una di queste tante famiglie
viveva Concetta il marito e tre figli
con una pensione di poche lire
vivevan quel tanto per non morire
Ora Giuseppe vestito di nero
insieme alla gente del paesello
segue piangendo le misere spoglie
dei suoi figlioli e della moglie
Laggiu a Marineo vicino Palermo
dove ha sede la "conca d'oro"
una madre la morte ha dovuto cercare
per i suoi figli potere sfamare
Conetta soffriva nel vedere i figlioli
privi di gioia e senza ristoro
perchè in quella casa non c'era più pane
da quando gli han tolto la magra pensione
Ora stai bene gli ha scritto lo Stato
allo sposo Giuseppe che stava ammalato
che insieme a Concetta la cinghia tirava
poichè la pensione non gli arrivava
A  lavorare nessuno lo piglia
così che a rotoli va la famiglia
è disperato non sa cosa fare
ed il bisogno lo porta a rubare
Viene scoperto e messo in galera
la moglie  resta in miseria  nera
Concetta nei campi passa i mattini
tagliando cicoria per sfamare i bambini
Laggiù a Marineo vicino Palermo
dove la gente va a villeggiare
ci stanno case col tufo inalzate
dove morire si può sotterrati
Un giorno il soffitto della casetta
che abitava la mamma Concetta
crolla e la donna colpita ne resta
con un larga ferita alla testa
Ed in quel regno di sola miseria
dove che  l'alcool persino  mancava
la suocera corre e le reca soccorso
disinfettandola col vino rosso
Ora Giuseppe vien scarcerato
ma la libertà gli è vigilata
cerca lavoro  ma un pregiudicato
nessuno lo piglia per giunta ammalato
Un giorno la luce si vide tagliare
poichè la bolletta non potè pagare
così che la misera stanzetta nera
ancora più triste gli appare la sera
Laggiù a Marineo vicino  Palermo
dove ci stanno ricconi ed agiati
a una famiglia di povera gente
gli hanno tolto persin la corrente
Ed ogni giorno in quel cuore di mamma
cresce più forte la disperazione
fino a raggiungere  i limiti estremi
dei quella umana sopportazione
Vuol porre fine a quell'inferno
e per saziare la fame dei figli
ha disegnato in pensiero la sorte
insieme coi figli  cerca la morte
Prende per primo il figlio minore
di cinque anni Maurizio appena
e poi Giuseppe stringe al suo petto
mentre nel pozzo si lancia di getto
dopo un giorno di vane ricerche
hanno trovato i due bimbi e la madre
mentre afflitto piange quel padre
con Teresa che sola ora è


A dodici anni Teresa è rimasta
sola e con il suo muto dolore
con dentro  rabbia e sopportazione
di quella gente del meridione
Laggiù a Marineo vicino Palermo
dove in tanti si va a villeggiare
ci sono i figli della miseria
che senza madre han dovuto testare
Laggiù a Marineo vicino Palermo
dove si è vedovi o divorziati
laggiù a Marineo vicino Palermo
le cose dovranno esser cambiate
laggiù a Marineo vicino Palermo
dove "sbarcò" l'eroe Garibaldi
c'è gente povera ancora là
che vuole  lavoro e la libertà




TANIA AZZARA

La gioia di vedere ancora una giovane donna alla guida di una confraternita cosi importante si è spenta con il rifiuto totale di rilasciare interviste. Qui potremmo ricorrere a certo DNA locale, a false pruderie, ad abitudini che ancora oggi qualche volta sono una palla al piede del nostro paese. Non è il primo caso, che si sappia. Già a Santa Anna abbiamo la Signora Realmonte che conduce la Confraternita in modo egregio e con un taglio aperto e attento a tutto quello che l’animo del pio cattolico può desiderare. Poi abbiamo la Confraternita di San Ciro che seppur “dominata” da un matriarcato femminile non riesce a emergere perché “sotto padrone” e questo amputa ogni minimo germoglio di iniziative.Forte eredità quella lasciata dal nostro Claudio Pesco che per due volte ha ricoperto il mandato con polso esperto dando attenzione più alla sostanza che alle chiacchere. Sotto Pesco il potente clan della San Ciro è stato ridimensionato e soprattutto ha dato una lezione organizzativa che solo il predetto clan non riconosce in quanto legato ancora ad una sola famiglia che lo usa e ne abusa. Dall’Infiorata allo gestire una ventina di giorni di eventi con logistica difficile che richiede energie impossibili da trovare nelle altre Congregazioni. Solo quella del Crocifisso , avendo deciso di applicarsi totalmente nella colossale realizzazione del Presepe riesce a realizzare un evento che solo ora , il solito copia incolla delle idee altrui se ne sta accorgendo. Questo Presepe deve diventare stabile ! Sono anni che lo gridiamo e chi si vuole appropriare dell’idea lo fa solo per passerella come al solito. Discorso a parte sono quelli della GMG. I loro due eventi rimangono in piedi per le enormi energie di un gruppetto ristretto di “votati al martirio” perché sono sopravvissuti al manumanca e ora subiscono lo spatarismo acuto. Ma sono del resto inattaccabili perché anche loro hanno le mani pulite e a differenza di altri rendono pubblici i loro conti. Le altre congregazioni avvilite da mancanza di fondi ed energie, fanno il massimo possibile per mantere decorosamente la loro tradizione. Quindi dopo aver tentato di fare breccia su Tania Azzara anche usando sue amiche non possiamo dirvi nulla per capire quali idee , quali innovazioni, quale continuità userà nello gestire la Confraternita. Si può contare sul gruppo Pesco , ma ci avrebbe fatto piacere conoscere il suo pensiero. Se salutiamo il suo arrivo come una nuova ventata , se l’arrivo di una donna in un settore abitualmente fortemente maschilista, vuol dire che crediamo in Lei non solo perché ne conosciamo la tenacia, la caparbietà e la competenza, ma anche l’abbiamo conosciuta in altri incarichi come facente parte di un gruppo agguerrito e culturalmente all’avanguardia in una Marineo che perde sempre più sensibilità artistica e di partecipazione collettiva. Se i suoi Confrati hanno detto si, se il suo predecessore ha confermato la fiducia , se questo Parroco che non interferisce solitamente nella vita delle confraternite limitandosi a firmare “avvisi sacri”, se Tania Azzara è il Superiore, “chi sono io” per giudicare come ha già detto qualcun altro ? Ora ci mettiamo al balcone ad osservare dove ci porta questa ragazza che nasconde dietro la sua riservatezza un piglio forte di conduttrice. Un paese dove maschilisti e ipocriti vanno sottobraccio ha bisogno di figure simili.

A PINO TAORMINA CA ME LA CANTA E ME LA SONA...MA COSA ?


Gli unici con cui non ho ancora litigato sono gli asini che il mio amico Pino Taormina ha messo graziosamente sullo sfondo !
Il marinese saggio ,"senza babbiu" riflette prima di sciarrarisi...
Ed io non riesco a concentrarmi.

mercoledì 15 aprile 2015

IO HO UN PADRONE NERO LUI ... DAI PINO SPEZZA QUELLA CATENA !

Riconoscimento in USA a Sant’Onofrio di Marineo

Riconoscimento, da parte del Presidente Americano Barack Obama a Onofrio Sanicola, detto il Grande, amministratore del blog il Guglielmo, Il presidente pare si sia complimentato per gli ultimi post pubblicati dove parla di la merica. CLICCA QUI PER VISUALIZZARE IL VIDEO DELL’INCONTRO
 

Pizzico spesso il mio amico Pino Taormina perché è il solo che ha il coraggio di reagire con sarcasmo. Purtroppo difende l’indifendibile e lo mostra apertamente. Basta guardare il video della Benanti per capire a quale servilismo si può arrivare. Siamo ancora nell’area del tutti dobbiamo qualcosa a Ciro Spataro. Sono scelte e mentre quando lo facevano gli altri potevo perdonarli lui no. Mi dà fastidio sentire le telefonate del “nostro” che da ordini e passa veline: staccarsi è difficile. Gli ho dato atto che la Benanti è farina del suo sacco, ma la sua tragedia ci addolora ma è come se fosse caduto un aereo con 150 passeggeri a bordo e a mia memoria non si intestano vie a questi disgraziati. La “Marineo” della Benanti se è quella che ci hanno mostrato coloro che hanno fatto passerella nel video del Tommaso Salerno non ci piace.
Fra le due preferiamo piangere sulla Maria Concetta vittima due volte: prima per il modo doloroso e poi perché chi per oltre trentanni ce la mena , l’ha lasciata marcire sulla terra.
Di Pino apprezziamo la sua costanza per tenere vivo il ricordo della Benanti e soprattutto apprezzo il fatto che non perde la pazienza con me e sa difendersi efficacemente con stile. Se ti serve qualcosa non andare dallo Spataro vieni da me che sono intimo con l’Obama.

UNA LEGGENDA DA SFATARE

Pubblichiamo la testimonianza di un amico che conosce molto bene la tragedia della Vincenza Benanti e dei luoghi teatro della stessa
Antonella Pomara , Il Trombettiere , bronzo
Ci sono leggende che a forza di sentirle ripetere si finisce col ritenerle verità incontrovertibili, accettate aprioristicamente e diffuse senza cercare il benché minimo riscontro obiettivo, anche quando i fatti cui si richiamano sono d’indubbia rilevanza storica. Una di queste, che ha attinenza con la Festa della donna, sostiene che tale ricorrenza è nata per ricordare le cento e più operaie tessili, perite a New York, l’8 marzo 1908, in un incendio che avrebbe distrutto la fabbrica di camicie in cui lavoravano. E’ un racconto drammatico che colpisce la sensibilità popolare e che, però, non ha alcun fondamento storico, giacché, nell’anno e alla data sopra citate, a Manhattan, nessuna fabbrica andò a fuoco e nessun operaio perì nel rogo. La tragedia cui ci si riferisce, in effetti, c’è stata, ma soltanto il 25 marzo del 1911, vale a dire, tre anni dopo quel fantomatico 8 marzo 1908 considerato, stando a quanto affermato anche dai nostri telegiornali, giorno di nascita della Festa della donna che vide invece la luce a Chicago, il 3 maggio del 1908, nel corso di una conferenza di donne socialiste americane. Fu chiamata “Woman’s Day”, giorno della donna, e si decise di celebrarla negli Stati Uniti tutti gli anni l’ultima domenica di febbraio. Parte importante nell’istituzione di questa giornata di lotta la giocò Corinne Brown, militante socialista americana, che si batteva affinché le donne ottenessero il diritto di voto, perché avessero migliori condizioni di vita negli ambienti di lavoro e non fossero sessualmente discriminate.La prima “Giornata della donna” fu celebrata a New York nel febbraio 1909. Fatte queste precisazioni, senza nulla togliere a un evento che tanto ha fatto per l’emancipazione del mondo femminile, non si può fare a meno di rilevare come, il mettere in relazione la festa della donna col rogo che in pochi minuti uccise 146 ragazze, appare inappropriato se non offensivo per la memoria delle stesse. Il disastro della Triangle Waist Factory, la fabbrica di camicie andata a fuoco, che pure segna un punto di svolta nella storia delle donne, non ha niente a che dividere con la festa della donna, che, per le caratteristiche goderecce e festaiole, assunte negli ultimi anni dalle nostre parti, apparirebbe più consono accostare alla festa di San Valentino. Molte delle vittime, quasi tutte sotto i vent’anni , erano italiane. Avevano lasciato l’Italia assieme alle loro famiglie per cercare fortuna a la Merica e trovarono invece la morte, un pomeriggio di fine marzo del 1911. Quella della “Triangle Factory” rappresenta dunque una tragedia italiana, una delle tante che i nostri emigranti hanno sperimentato in terra d’America. Ma questa è un’altra storia, e non ritengo interessi a qualcuno. E’ amaro ammetterlo, ma è la verità. Basta riandare ai telegiornali di ogni 8 marzo, festa della donna, per rendersene conto. Nessun notiziario di quel giorno, infatti, nel citare genericamente le cento e più operaie morte in quel disastro, si è mai preoccupato di ricordare che molte di loro erano italiane. L’Italia ha cancellato la memoria del suo passato e di conseguenza ha perso il senso delle sue radici. Nessuno ricorda ormai che siamo stati un popolo di emigranti e che il fenomeno dell’emigrazione di massa, a cavallo fra l’Otto e il Novecento, non interessò soltanto il Meridione d’Italia, ma anche e soprattutto il tanto decantato Nord Est. La fine atroce di quelle lavoranti ragazzine, più che riportarci alla festa della donna, con la quale non ha niente a che dividere, dovrebbe farci riflettere, invece, sulla mancanza di sicurezza negli ambienti di lavoro che, allora come ora, continua a fare ogni anno centinaia di vittime. Un quarto d’ora e le ragazze si sarebbero salvate, e invece no. Quel maledetto incendio le raggiunse poco prima dell’orario di chiusura. La morte partì dall’ottavo piano dell’Asch Building e in pochi attimi guadagnò il nono e il decimo e fu l’inferno. I serbatoi dell’acqua per alimentare le pompe antincendio erano vuoti, niente per spegnere le fiamme. La gran parte delle lavoranti si precipitò per le scale interne, molte imboccarono quelle antincendio che non ressero a lungo, altre si salvarono attraverso l’ascensore, su e giù fino a quando non si trasformò in una bara, altre restarono dietro le porte sbarrate e diventarono torce umane. I morti identificati furono 146, almeno dieci i dispersi. Le vittime, 44 delle quali italiane, erano giovanissime emigranti che avevano abbandonato poco tempo prima il loro paese d’origine per cercare fortuna in America. Trovarono invece la morte, un pomeriggio di sabato, di una giornata chiara di fine marzo che somigliava tanto a quella dell’11 settembre del 2001. Tante piuttosto che bruciare vive preferirono farla finita lanciandosi nel vuoto. Due ragazzine si tenevano per mano, sorelle o soltanto amiche? Doveva passare un secolo prima di rivedere a New York delle scene simili. “La c’è la Merica” mi diceva mio nonno, uno dei milioni di emigranti dei primi del Novecento, additandomi un punto indefinito a Occidente. E fu là che la vidi, tanti anni dopo, dal ponte di una nave carica di emigranti. “L’America, l’America!” gridammo, alla vista della Statua della Libertà che prendeva forma all’orizzonte. Il College che frequentai in quel periodo si affacciava su Washington Square, a pochi isolati dall’Asch Bulding, un tempo sede della Triangle factory. Ci passavo davanti tutti i giorni. Di quel tragico incendio se ne parlava allora e se ne parla ancora oggi tutte le volte che, trovandosi a Manhattan, capita di passare davanti a quel palazzo all’angolo di Green St. In una città come New York che non lascia il tempo di memorizzare la sagoma di un grattacielo che subito lo butta a terra per alzarne uno più alto, appare strano come l’Asch building sia ancora al suo posto quasi a ricordare la tragedia che si consumò, fra l’ottavo e il nono piano, un sabato di marzo del 1911.
Salvatore Pomara
Palermo, Marzo 2012.