giovedì 18 settembre 2014

LA PREVENZIONE DEI RISCHI NELLA GESTIONE AZIENDALE



L’invito che ci invia Alberto Arnone è di quelli che non si possono ignorare. Già altra volta partecipammo , ricevendone esperienza,  ad un incontro di lavoro organizzato dalla SOAT di Mezzojuso sulle tecniche e meccaniche della lavorazione delle carni. Mi lamentai perché mi aspettavo che almeno quelli del settore fossero presenti (o almeno i funzionari  del settore e del territorio ) e rimasi deluso perché , come scrissi allora, siamo già sapienti a livello di saccenti. Questo incontro è una opportunità da non perdere perché in una sola giornata possiamo chiarire tutto quello che c’è da sapere sull’argomento. E fa un po’ rabia il senno del poi quando ci troviamo in errore nel gestire i nostri affari con il metodo del “presupponendo” !  Ora è come avere un manuale o un commercialista a portata di mano a cui rivolgere tutte le domande possibili che tolgano di mezzo incertezze e insicurezze. Inoltre va premiato lo sforzo di questa presenza sul territorio  (Soat di Mezzoyuso) che nell’incontro precedente fece intervenire tecnici e accademici di grande livello ma soprattutto molto capaci nell’esporre gli argomenti in modo semplice e intellegibile. Lo staff dell’Arnone ha ben risposto coprendo il ruolo con professionalità, cosa molto rara in ambito semipubblico. E’ difficile promuovere queste iniziative e ci si affida al passaparola . Agli amici del Gorgo del Drago di Godrano  tocca il ruolo di padroni di casa .

I FARI DI SICILIA




all’Arsenale della Regia Marina il libro “I Fari di Sicilia
 
Palermo. Si terrà Sabato 20 settembre 2014 alle ore 9,30 presso l’Arsenale della Regia Marina, in via dell’Arsenale 142 a Palermo, la presentazione del libro “I Fari di Sicilia” opera di Gaetano Compagno realizzato in collaborazione di Filippo Compagno con la presentazione di Sebastiano Tusa, Soprintendente del Mare. L’iniziativa organizzata dalla Soprintendenza del Mare e dall’Associazione Socio-Culturale “Il Faro” prevede, dopo la presentazione di Alessandra De Caro, della Soprintendenza del Mare, gli interventi di Sebastiano Tusa, Soprintendente del mare, di Francesca Oliveri, della Soprintendenza del Mare, Loredana Greco, Presidente dell’Associazione socio-culturale “Il Faro”, Melinda Zacco, del Giornale di Sicilia. Modera Lino Di Verde, vicepresidente dell’Associazione socio-culturale “Il Faro”. Piervittorio Demitri leggerà alcuni brani dalle fonti storiche e letterarie. Sarà presente l’autore. La manifestazione è dedicata a Teodoro Di Miceli, già responsabile della Sezione archeologica della Soprintendenza del Mare. All’iniziativa sarà presente il fratello Daniele con la moglie.
Al termine della presentazione del libro sarà inaugurata la mostra “I fari e il mare” costituita da una parte delle opere dell’artista Gaetano Compagno, che illustra attraverso dipinti su tela i fari che puntellano le coste dell’isola. La mostra sarà visitabile dal 20 al 27 settembre.
Attraverso l’arte pittorica di Gaetano Compagno, il libro “I Fari di Sicilia” affronta i temi dei fari quali risorsa economica, ambientale e paesaggistica e come fattore determinante per l'evoluzione storica del territorio marino e dei popoli che nei secoli hanno vissuto il mare.

Il volume focalizza,  con la rappresentazione pittorica dei fari,  la memoria paesaggistica del territorio costiero  siciliano, costituendo una sorta di raccolta di eredità di un antico patrimonio architettonico che ha determinato nei secoli il paesaggio. Il volume propone una sorta di viaggio nel territorio siciliano, partendo dai fari che sorgono nelle principali città marinare siciliane, per poi presentare, in una sorta di circumnavigazione, tutti i fari presenti nelle isole minori.  Il percorso è arricchito da un ampio corredo tecnico e da un approfondimento storico dei fari e fanali di Sicilia.

INFO
Unità Operativa II

Valorizzazione patrimonio culturale sommerso
Tel. 334.6476272
sopmare.uo2@regione.sicilia.it


mercoledì 17 settembre 2014

ASPETTANDO EZIO SPATARO

Sole dirsi che i poeti danno la parte migliore di se nel dolore. Vale anche per gli scrittori e basti pensare a Poe e Salgari per capire come possa un animo tormentato trasferire nella poesia o in uno scritto pathos e sentimenti. Ma sole anche subito dopo “partecipare” gli altri tutto questo anche per liberare l’animo. Dopo giorni e giorni di abbuffate poetiche (ci sarà uno che ne ricorda una di poesia ?) , dopo aver capito che sarà difficile apportare modifiche alla struttura di un premio che costa anche ad altri (penso alle rinunzie che la Fondazione dovrà fare avendo investito troppo su questo evento). Come penso alla forte reazione di molti esponenti la banda e l’orchestra ( Maestro Pepe, vada da San Ciro…) che mi invitano a prendere “dura” posizione verso la Fondazione che si avvia ad un ennesimo disastro economico, come se le mie “dure” posizioni sortissero effetti in un ambiente “a matula” dove la risposta ti viene data con la continua esposizione , di mussoliniana memoria, di un duce che presto sarà un mese che ci appare come usava fare Mao , Mussolini o Manumanca per non citare altri.
Aspettando Ezio Spataro viviamo di mediocrità che non ci fa sorridere , ma ridere piangendo !

martedì 16 settembre 2014

Visita guidata a Pantalica e Museo Archeologico Siracusa


Ritornerei volentieri a Siracusa. Me ne sono innamorato mentre vestivo la divisa di recluta ,per 40 giorni la percorsi in lungo e in largo. I soldati eravamo alloggiati nel Castello Maniace ed io chiedevo il permesso tutti i giorni per sedermi sulla fonte Aretusa pensando ad un amore lontano... Fu li che mi innamorai della tragedia greca ! Non mi sono perso una rappresentazione. Ero incantato da come iniziando con la luce si arrivasse a sera con le torce senza accorgersene, mentre il mare ti portava racconti e profumi. Soluzioni scenografiche impensabili per il quinto secolo avanti Cristo. Ma il tema (gli atridi, Stesicoro, l'amore, la vendetta...) ti entrava dentro immischiato a epica e vita. Poi me ne andai in Grecia e all'inizio mi bastava la ,musicalità della lingua ascoltata dentro un teatro che le aveva viste 2500 anni prima. Una cosa che dura 2500 anni non è fatta solo dall'uomo !  


Nell’ambito del Corso di Archeologia Protostorica, organizzato da SiciliAntica, si svolgerà Domenica 21 Settembre 2014 una visita guidata a Pantalica e al Museo Archeologico Siracusa. Dopo l’arrivo a Siracusa è prevista la visita guidata al Museo Archeologico “Paolo Orsi”, uno dei principali musei archeologici d’Europa. Il museo comprende reperti risalenti al periodo preistorico fino a quello greco e romano provenienti da scavi della città e da altri siti della Sicilia. Il settore A, dedicato alla preistoria (Paleolitico superiore-Età del ferro), è preceduto da una sezione in cui vengono mostrate le caratteristiche geologiche del Mediterraneo ed i particolari della zona Iblea. La prima età del bronzo, che ebbe un'ampia diffusione nella Sicilia sud-orientale, ha preso il nome dalla documentatissima stazione di Castelluccio che si trova in territorio di Noto. Tra i reperti di questa civiltà, oltre alla tipica ceramica a bande geometriche brune su fondo rosso o giallastro, notevoli sono gli ossi a globuli e i grandi portelli, scolpiti nella pietra calcarea, provenienti dalla necropoli. Segue l'esposizione di materiali della media età del bronzo con le affascinanti Ceramiche di Thapsos, tra le quali è comune la presenza di manufatti d'importazione micenea, cipriota e maltese. A riprova degli intensi scambi commerciali tra la Sicilia e il resto del Mediterraneo sin dalla preistoria e protostoria. L'Età del Bronzo recente è documentata dai reperti provenienti da Pantalica, Caltagirone, Desueri, Cassibile, Madonna del Piano. Ricca e dettagliata l'esposizione dei materiali dell'età del ferro con reperti provenienti dalle necropoli di Finocchito, Calascibetta, Ossini, Lentini, S. Angelo Muxaro, Valle del Marcellino. Nel pomeriggio è prevista invece la visita guidata a Pantalica, che costituisce uno dei più importanti luoghi protostorici siciliani, fondamentali per comprendere il momento di passaggio dall'età del bronzo all'età del ferro nell'isola. Il sito si trova su un altopiano, circondato da canyon formati nel corso dei millenni da due fiumi, l'Anapo e il Calcinara, che hanno determinato la caratteristica orografia della zona. L'altopiano così come le vallate sottostanti sono delle importanti zone naturalistiche. L'acropoli di Pantalica si trova in uno dei punti più elevati dell'area in una posizione dove si domina la visione delle cave. Da quel luogo era facilmente controllabile l'eventuale arrivo di nemici, qui fu costruito il “Palazzo del principe” o Anaktoron, unica costruzione in pietra rimasta dell'epoca. Pantalica comprende un area di circa 80 ettari ed è costellata di necropoli in tutto il suo vasto territorio, oltre 5000 tombe scavate nelle rocce ordinate talvolta fino a sette piani. Le tombe formano cinque necropoli utilizzate in periodi successivi. Per informazioni tel. 091.8112571 - 346.8241076.

giovedì 11 settembre 2014

CAPITANO, MIO CAPITANO...



Quando mi chiederranno : c’eri tu quel 13 settembre 2014 al Castello Beccadelli alle ore 18 quando guidati da Nino Di Scalfani , il  prof. Giuseppe Barbaccia, il Prof. Rosario Daidone e il Prof. Giovanni Perrone  “racconteranno” , come suole fare il puparo, “le gesta “ di Mimmo Tuzzolino per noi “educatore massimo” , esempio irripetibile e intelligente. No ma ci sarà chi pazientemente metterà assieme ,magari prendendoli quasi tutti dal libro, i pezzi  della sua vita che i tre professori sapranno esporre a chi avrà la fortuna di presenziare. Io sono stato fortunato non solo come suo allievo (con tanto nomine potevo fare meglio nella vita…) , ma anche perché mi ha gratificato di alcuni passi dei suoi ricordi che poi ho messo nel Guglielmo ricevendone prestigio. Mi ha anche gratificato quando discutemmo se pubblicare con il Guglielmo l’intera raccolta dei ricordi . E convenni con lui quando stabilimmo che i propri ricordi sono cosa “strettamente personale” da rispettare , non inseribile in un circuito personale … Era il mio antico educatore ! Non ho avuto ancora l’edizione perché , bellissimo gesto dei parenti, dovrebbe essere una sorpresa … editoriale. Ma come in tutti i diari ci vogliono lettori speciali. Quando un autore affida i suoi ricordi i suoi sentimenti alla carta stampata bisogna essere “puri di cuore” perché stai entrando nel suo sancta santorum, nella sua vita privata, addirittura nella sua camera, partecipando ai suoi sogni , alle sue vittorie e anche alle sue delusioni. Si entra in punta di piedi, in silenzio con rispetto. Chi lo conosce accompagnerà la lettura strofinandosi gli occhi per nascondere la commozione, gli altri saranno protagonisti come lui del diario raccontato da un protagonista del suo tempo.
E qui mi piace lasciare spazio a chi ne è preposto congedandomi con un bellissimo ricordo. Quando organizzò il recital scolastico alle medie al castello (1955) ci fece insegnare a memoria una canzone su un motivo in voga in quegli anni.” Signorinella pallida gracile macilenta e sonnacchiosa …cosi ti hanno ridotto Tito Livio…” A seguire uno scappellotto accompagnato da questa frase” Sei stonato come una campana… a chi pensi alla signorinella …tua compagna di banco ?”.

OREMUS

OREMUS !
Ho fatto un sogno terribile. Mi sono svegliato barcollando incredulo. Ho sognato che il nostro umile, modesto semplice assessore dal palcoscenico del castello mentre spostava la luna a sinistra dando ordine di illuminarla a giorno, mentre una signora occupava due sedie in più lasciando in piedi altre signore, mentre il museo archeologico era chiuso mentre la mostra di famiglia del gemellaggio osannava il nostro, turbato da un lettore che solo il nostro assessore riusciva a capire, mentre un altro assessore scambiato per uomo era riuscita per la prima volta nella vita a conquistare (grazie sempre al solito santo) le prime file dove emergevano belle donne in lotta con busti michelin, mentre una lista di “clienti prescelti” distribuiva premi , scelti da una signora a cui va stretto il ruolo di madre e moglie, mentre il nostro onorevole manumanca dichiarava “c’è bisogno di tanta cultura (proprio lui che ha sputato su una delle nostre più grandi tradizioni e se ne veniva con una affermazione degna di un frequentatore di pub “ci vuole la Nato delle religioni” come se papa Francesco usasse gli F35 a lui tanto cari, mentre il prof. Salvatore di Marco dopo 40 anni si rendeva conto che “qualcosa va cambiato nella formula “ , mentre una giuria da museo egizio pedantemente si ostina ad avallare la formula premiato-poesia-consegna premio che fa sembrare la piazza come un istituto di differentemente e mentalmente disabili, annoiati da una Katkiuscia che anche lei ormai arranca sulle stente battute e alla fine si impappina sull’ospite esperto in conserve di pomodoro e pecorino che rimprovera lo Spataro perché “non rifugge dalla caccia all’immagine”, fra il gracchiare dei microfoni l’ospite (che non sapeva quale pezzo di teatro offrire) alla fine se la cava con un “colpo di teatro” (dai non siamo scemi…concordato…dai!) che ha commosso il palco perché ha donato tremila (non trentamila) euro alla fondazione (non alla città caro Tommaso…) cosa da far rizzare i capelli al Sanicola ricco che di tremila euri gli ne hanno borseggiati per decenni senza tutte le menate recitate nel palco. Mentre avveniva tutto questo nel mio sogno si sentiva lo Spataro che sino al momento che è salito sul palco l’ospite è stato a cuccia in un angolo per poi scattare “non rifuggendo l’immagine” coccolato dal Romano , si sentiva pronunziare dall’uomo che da quattro mesi ricopre tutte le cariche possibili e controlla tutte le logge marinesi :”Ecco amici dopo questi quarantanni lascio posto alle nuove generazioni, a nuove idee ! Un uomo di cultura sa quando ritirarsi !” . No amici non è stata questa la causa del mio malore appena svegliato. La frase non era finita. “Lascio al mio posto colei che sino ad oggi ha agito per mio ordine e conto ! A mia moglie!” E fu allora che finii nell’ambulanza di servizio che ovviamente fa parte di una sua loggia e se posso raccontarvi questa storia è perché mi credettero morto e mi buttarono davanti la Fondazione dove il Presidente , dopo averla dissanguata con il premio ricominciava un nuovo bilancio partendo da questi tremilaeuro perché tanto non debbono dare conto a nessuno e le altre attività della fondazione riguardano quattro gatti e altrettanti musicisti sbandati.
Ps . sarebbe stato intelligente , caro presidente, visto quanto Lei conta che anzicchè far consegnare i premi persino ai dipendenti e a gente di passaggio avesse scelto i nostri poeti locali: La Zuccaro che scrive poesie che sembrano ninna nanne, La Sala costretta a rincorrere premi in tutta Italia come un emigrante,Vitale il cantore delle nostre tradizioni, Disclafani che conosce tutti i nomi dei nostri cari al cimitero e li coccola con le sue poesie, Ezio Spataro il più grande a livello dei grandi. Ma Lei Caro Presidente sembra proprio scelto apposta . Intanto si goda la prima pagina del blog milionario che non riuscendo ad ottenere un intervista dall’ospite anzicchè proporci le parti migliori di una bella donna ci propina quella sua bella faccia di giocatore che sta al gioco. Dai presidente si rilegga lo statuto della Fondazione e pensi che investire su un evento di famiglia significa penalizzare tutte le altre attività della fondazione. E’ proprio il caso di dirlo : una prece !

mercoledì 10 settembre 2014

ARRIVEDERCI MARINEO !

Ieri abbiamo passato una bella serata in piazza Castello a Marineo chiamati a partecipare al 40° Premio di poesia grazie anche all’atmosfera della gente e della luna. Ho partecipato ad alcune premiazioni in passato e ho trovato la prima parte piuttosto noiosa. Prima i ringraziamenti a tutti, poi la presentazione della giuria e dei sponsor e poi le varie definizioni della poesia di cui una mi è piaciuta – la poesia è come il sorriso, nessuno è così povero da non averlo e nessuno è così ricco da farne a meno.
Quest’anno sentiamo anche i toni molto seri. Il presidente della giuria Salvatore Di Marco ricorda non solo 40 anni di Premio di poesia ma anche 40 anni di storia con le gioie e le tragedie che la poesia ha saputo riflettere. Ha promesso un rinnovamento della formula della premiazione e come il primo passo parlava della promozione della poesia con la pubblicazione dei versi del primo premiato. Si è ringraziato il coraggio dell’editore presente alla manifestazione.
Il promotore di questo premio, ricordava i “giovani” del 1974 che lo hanno organizzato per la prima volta e con molti sacrifici e coraggio lo hanno portato ai giorni nostri. Ricordava molti premiati illustri e per lui la poesia è quasi sinonimo della speranza. Peccato che non ha parlato dei giovani di oggi, così poco coinvolti nella vita culturale marinese.
Quando è arrivato sul palco l’attore e regista Michele Placido la piazza si è riempita. E’ stata un’attrazione che deludeva all’inizio per concludere con un colpo di scena. L’intervista della presentatrice non decollava, si è parlato a lungo della passata di pomodoro e dei dolci che mangiano le donne. Mi sono commossa solo quando Michele Placido raccontò le sue difficoltà ad interpretare Padre Pio. Lui che si definiva laico sentiva che non riusciva ad esprimere un volto di qualcuno che riceve le stigmate e ha trovato la via quando si è domandato ‘quando mi è inginocchiato l’ultima volta’, quando ha espresso anche con il suo corpo la fede a Qualcosa (come diceva lui) di più grande di noi. La sera prima di girare la scena più importante del film ci è riuscito perché invitato nel colloquio immaginario dal suo padre e l’indomani aveva nel volto una luce speciale che si avvicinava all’espressione di Padre Pio.
La poesia che ha recitato Il silenzio mi ha portato però ad una conclusione che le grosse parole come la fratellanza, la speranza, la libertà, “per le cose profonde non servono le parole”, sono avvolte nel mistero, di cui parlava qualcuno e al quale dovremmo forse tornare. Il premio di poesia in piazza non ci ha educato ad accogliere il diverso, i giovani con le loro mille difficoltà. E’ vero, qualcosa cambia: Michele Placido è stato il primo a regalare il suo assegno alla Fondazione per poter organizzare il Premio anche l’anno prossimo. E’ stato a lungo applaudito (anche se poteva farlo in privato seguendo l’invito di Gesù alla beneficienza discreta) e molti dovrebbero seguire il suo esempio. Ma c’è ancora molto da fare più che a dire. A cominciare ognuno da se stesso. A me sinceramente una serata come quella di ieri non aiuta, preferisco il raccoglimento durante la messa alla Madonuzza con il suo forte richiamo alla correzione fraterna ma con le precise regole e la misericordia che ha solo Dio. Arrivederci Marineo.
08.09.2014 Růžena Růžičková